Wild Gunman, e qualche curiosità

“…È un videogames ! , l’ho fatto funzionare…,,

È la frase che sentiamo (e penso che ci sia anche rimasta impressa) nel film ritorno al futuro parte II quando alcuni bambini, all’interno del mitico cafè 80, riaccendono un vecchio videogames che è messo nel locale a mo di memorabilia, piuttosto che videogames vero e proprio.

Ma bando alle ciance e veniamo al sodo, se no non avrebbe senso che io stia a scrivere un articoletto ed ancor meno che voi a perdiate tempo a leggere queste righe.

Tutto nasce perchè tempo fa mi trovai nel bel mezzo di una discussione dove si accennava al cabinato in questione, quello del film. Ebbene Wild Gunman cabinato non è mai esistito, fu creato solo per il film, o meglio, fu customizzato per il film. Tra l’altro, il personaggio di Buford Tannen, “Cane Pazzo” (“Mad Dog”) che compare nella parte terza del film, è un riferimento al nome del capobanda del gioco, ma questa è un’altra storia.

Il cabinato in questione era un playcoiche 10. Nintendo non produsse mai questo cabinato come stand alone o meglio, lo produsse ma era tutta un’altra cosa.

Il progetto di wild gunman nacque durante i fasti di mezz’età della Nintendo, ovvero quando la ditta non era ancora una ditta produttrice di videoogiochi, ma aveva già un reparto di sviluppo giocattoli affidato alla mente di un giovane e geniale Gunpei Yokoi.

La prima versione arcade(1974) era simile come concetto al nostro cabinato di “Ritorno al futuro”, ma al contempo decisamente ancora distante.

Wild-Gunman

Il cabinet era in realtà molto bello, anzi decisamente futuristico e realistico per l’epoca.

Si trattava di un cabinato con un proiettore dal quale veniva proiettato un vero e proprio minifilm alla american western. Il giocatore (posto dalla parte opposta dello schermo e del proiettore) indossava un cinturone da cowboys con relativa pistola. Durante la proiezione del filmato, l’avversario del giocatore si portava in posizione (usciva da una porta, attraversava un porticato,..) emettendo un flash dai propri occhi, in quel frangente, il giocatore doveva essere il più veloce possibile nell’estrarre la pistola e colpire lo schermo. Se il risultato era favorevole, l’avversario si accasciava a terra ed una stella (delle 5 relative poste sulla plancia) si illuminava.

In realtà, il “giochino”, non stava tanto nel fatto di andare a segno con la pistola, ma quanto nell’essere veloci e quindi azzeccare il tempo esatto per premere il grilletto ed emettere il segnale (come se si premesse un pulsante). Però, naturalmente, l’idea di sguainare la pistola e sparare allo schermo dava una sensazione di realismo impressionante.

Tuttavia, la mente del giovane Yokoi non era ancora soddisfatta. Si cercò quindi di creare un “raggio” che controllasse la messa a segno del colpo….arrivò così “custom gunman” (correva l’anno 1976). Il gioco era molto semplice, si trattava di un cowboy posto in cima ad un piedistallo che, colpito al cuore da una pistola (che emetteva un impulso elettronico),si afflosciava sulle sue gambe per qualche secondo, dopo di che ritornava in piedi e il gioco poteva ricominciare.

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Da questo momento in poi furono gettate le basi per arrivare finalmente a Wild gunman come noi lo conosciamo.

Il gioco debuttò su famicom (il nes giapponese) nel 1984. Sostanzialmente il gioco era del tutto uguale (come concetto) al cabinet del 1974. L’avversario sul computer si presentava di fronte a noi pronto ad ucciderci e solo quando i suoi occhi si illuminavano potevamo colpirlo e farlo secco. La novità è che ora il nostro avversario poteva pronunciare la parola “FIRE!” prima di spararci. Purtroppo però la trasposizione su famicom ha fatto sì che il gioco non fosse più in stile fmv (full motion video), ma disegnato. Inoltre, la confezione conteneva una light gun, come la zapper, in stile revolver ( e nella versione più bella anche una fondina e cinturone).

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Così, alla fine, siamo finalmente alla cartuccia del cabinato di “Ritorno al futuro”.

Si avete capito bene , la cartuccia, non il cabinato.

Questo gioco, così come hogans halley, duck hunt ed altri giochi in stile shooting, venne incluso in speciali cartucce ( il playchoiche non contiene cartucce standard, ma cartucce particolari con memoria aumentata) e queste verranno a loro volta inserite all’interno del playchoice, il cabinet a scopo dimostrativo promozionale di Nintendo.

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I chioschi di shoote venivano poi a loro volta customizzati con alloggiamento per la zapper in posizione frontale, ed alla fine uno speciale di questi chioschi con maequee dedicato a wild gunman arrivò sul set di “Ritorno al futuro” ( anche per avere un aggancio con la parte 3 del film con il nome di un avversario, come scritto nella prima parte di questo articoletto).

A dimostrazione che si tratta di un playcohice, si vede palesemente, in pochissimi fotogrammi, la presenza di una leva direzionale e tasti per selezione dei giochi, comandi che, come sapete benissimo, in wild gunman non vengono usati.

BackFuture2-3

In aggiunta, solo la versione giapponese del gioco aveva a disposizione la pistola tipo revolver, in America questa fu vietata perchè troppo rassomigliante ad una pistola vera e per tale motivo ci ritroviamo con una zapper color visitors.
Il fatto di accoppiare la pistola revolver ai playchoiche, al fine di ricreare l’arcade di “Ritorno al futuro”, ha fatto si che i revolver zapper siano diventati decisamente rari e ricercati (facendo di conseguenza lievitare il prezzo dell’edizione giapponese in formato simple o delux).

Quindi, se anche voi (come ho sentito io in una chiacchierata), state cercando il cabinato di wild gunman, rinuciate o procuratevi un playchoiche…

un discorso un po’ lungo per un concetto molto semplice, ma intanto vi ho illustrato la storia di questo stupendo capolavoro targato Nintendo… molto semplice, ma con una storia strabiliante alle spalle.

 

FONTE:

passione sfrenata per il film,

una discussione in un bar tra amici

un pò di wikipedia… che non fa mai male.

 

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CASSAcorporation Gaming, Retrogaming e altro ! Gioco ai videogames da quando sono piccolo, me ne innamorai utlizzando un clone di pong e da allora non ho acora smesso di giocare. Più in là negli anni, e nel tempo libero, ho deciso di scrivere un blog sulla mia passione. Gran parte degli oggetti che vedi fanno parte della mia collezione