utopia boot disc

UTOPIA BOOT DISC

 

sicuramente due righe dedicate all’utopia boot disk ci stanno… Molti di voi ricorderanno ancora vivamente la console Sega Dreamcast e più specificatamente il celebre “Utopia Boot Disk”, complice di aver spianato la strada alle prime modifiche “software only” per disabilitare i vari controlli DRM antipirateria su console.

Ma come funzionava nello specifico tale BootCD?

Per default, il Dreamcast, bootava esclusivamente software stampato in particolari supporti customizzati da SEGA dalla capacità fino ad 1 GB (GD-ROM), assolutamente non clonabili attraverso normali attrezzature e supporti retail commerciali del tempo (esclusivamente CD-ROM); ma ancora oggi una copia 1:1 non sarebbe cmq possibile.

Ci si accorse però ben presto della presenza di una backdoor: nel 1999, fu rilasciato in Giappone un particolare formato di “Enhanced CD Audio” chiamato MilCD (paradossalmente dalla stessa SEGA!!) che includeva delle “Extra Features” (foto e video files) accessibili tramite Personal Computer. Fù immediatamente scoperto che il Dreamcast, proprio come un PC, cercava di riprodurre (bootare) queste particolari caratteristiche/formato files del MilCD suggerendo l’idea di cominciare a ripacchettizare il software Dreamcast nello stesso identico formato dei MilCD Data tranquillamente e facilmente masterizzabili poi su di un comune CD-R.

Il Mil-CD è stato prodotto esclusivamente per il mercato Giapponese

Tecnicamente, in questi CD, esiste una “2session” audio/data in cui i primi 32kb vengono opportunamente modificati in un file chiamato ip.bin (specifico per ogni Game).
Quando il Dreamcast detecta il CDRom (anzichè il GDRom) modifica il suo “normale comportamento” andando a cercare infatti questo file (nel pieno rispetto delle specifiche MilCD) e se lo trova boota l’eseguibile che esso gli indica, totalmente incurante di eventuali meccanismi di firma digitale.

C’è da dire che la SEGA non fù poi così sprovveduta da immettere sul mercato questo formato senza alcun tipo di protezione:
Gli eseguibili nei MilCD erano infatti criptati (a differenza di quelli sui GDRom) ed il drive GDRom sul Dreamcast veniva “lockato” proprio all’atto del caricamento di questo eseguibile: si pensava evidentemente, in questo modo, di rendere impossibile il caricamento di un gioco senza conoscerne l’algoritmo di decriptazione inibendone nel contempo l’esecuzione anche qualora fosse stato composto da più di un (1) file (praticamente impossibile trovare un gioco composto da un unico file!).
Viceversa un eseguibile non criptato, come quelli sui GDRom, veniva caricato direttamente in memoria, andando a bypassare “di fabbrica!” questo meccanismo di criptazione (evidentemente, ed in questo avevano ragione, alla SEGA erano certi dell’impossibilità dello stampaggio di copie GDRom casalinghe)

Riassumendo, se veniva inserito un CD-Rom esso seguiva il bootstrap MilCD, se invece veniva inserito un GD-Rom esso eseguiva il bootstrap di default.

Come però di solito avviene in questi casi, una non ben precisata figura o team di figure, riuscì a scoprire la metodologia/algoritmo di criptazione ed anche come “unlockare il drive” andando ad implementare queste “routines” nel file “ip.bin”…..

L’Utopia Boot Disc fù dunque un “semplice” BootLoader che unlockava il GDRom drive per poi andare a caricare l’eseguibile decriptato del gioco dalla Seconda Sessione del CDRom

E’ “storicamente” interessante ricordare come, PRIMA del rilascio ufficiale dell’Hack, vennero immessi sul mercato GAMESHARK ed Action Replay per abilitare il BOOT di “Import Disk”….Con tutta probabilità la DATEL e/o INTERACT leakarono l’Exploit dai soliti “ambienti” underground “che tanto ci piacciono ed interessano…..” oppure, ipotesi meno probabile, trovarono per primi le informazioni sù riportate.

Sempre per dovere di cronaca, ma anche per ricordare il solito “marciume” che gira negli ambienti di hack underground, venne tentata la commercializzazione dell’emulatore Bleemcast! (Emulatore Playstation1) da parte della software house Bleem!, la quale subì alterne vicende giudiziare con la Sony non uscendone mai colpevole, ma preferendo abbandonare la causa dai costi ormai insostenibili per una piccola software house come era assolutamente “rimasta” dalla sua nascita alla sua morte.La Bleem! chiuse infatti definitivamente i battenti nel 2001 quando SEGA annunciò la fine della produzione Dreamcast nel Nord America.

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CASSAcorporation Gaming, Retrogaming e altro ! Gioco ai videogames da quando sono piccolo, me ne innamorai utlizzando un clone di pong e da allora non ho acora smesso di giocare. Più in là negli anni, e nel tempo libero, ho deciso di scrivere un blog sulla mia passione. Gran parte degli oggetti che vedi fanno parte della mia collezione